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Irene e l'alba del Caterraduno
Bendix
Sveglia alle 5. Miii roba da passeggiatori sfigati che vogliono vedere l'alba. Senigallia e' stranamente operosa e sul corso che porta in centro c'e' un certo numero di esseri in bici che pedalano per arrivare alla rotonda prima delle 6, Sono solo le 5 e mezza.
Immagino che di solito questa sia l'ora sacra degli spazzini che per una volta tanto anziche' ritrovarsi a vivere l'alba in beata solitudine si vedono scavalcare da facce piu' o meno sveglie di ex giovani che di sicuro non sono abituati a certi orari.
Verrebbe da dire che non ci sono piu' i concerti di una volta e forse nemmeno la sabbia che ha una strana turgida consistenza ma al primo scivolio di sandali si sfarina e torna allo stato normale.
Non c'e' tempo per la colazione quindi si va di filata alla rotonda. Mi faccio convinto che i piu' siano li per vedere che faccia ha una rock star alle 6 di mattina, e soprattutto per essere i testimoni di una tragica scommessa ovvero con che voce potra' mai esprimersi una cantante di potenza su un pontile all'alba? Tutto sembra fatto per sfatare i miti sui musicisti e i cantanti che l'opinione comune considera incapaci di intendere e volere almeno fino a mezzogiorno. Per qualche istante bisogna ammettere che il chitarrista c'ha messo del suo ma onestamente sono stati solo attimi sfuggevoli di comprensibile sbandamento.

Irene Grandi al Caterraduno 2017

Irene no, non ha perso un colpo, mai una titubanza, ne uno sfarfallio che sarebbe stato comunque ben accetto da chiunque.
Quel maestro imbonitore di Solibello ha aizzato la folla come neanche il Pippone nazionale e per un secondo non si capiva piu' se trattavasi di alba o tramonto.
Siamo in tanti, ognuno a smanettare col suo cellulare, chi sulla sabbia e altri con i piedi o i sandali accarezzati da onde di ritorno. Il suono arriva pulito e come nella migliore tradizione c'e' anche la tipa che si scatena indemoniata in solitaria danza liberatoria.
La voce di Irene e' calda, sbarazzina, per niente intonacata da una notte presumibilmente passata a farsi domande su come affrontare quello strano concerto per topi e rompiballe insonni. Quello che le sembra piu' strano e' riuscire a vedere, e pure bene, le facce di quel pubblico, dato che in nessun normale concerto al mondo e' possibiile capire chi ti sta davanti. Capisco il suo sgomento, ooh, sembrano persone normali. Gente che magari dopo andra' pure a lavorare.
Il sole sborda da dietro la rotonda e scalda le facce e gli animi di musici e spettatori, in molti se ne stanno con i piedi in ammollo cantando a squarciagola i riff piu' famosi.
Lei gongola, e incredula si concede il lusso di una scommessa vinta.


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